mercoledì, 23 luglio 2008, ore 12:46

Il tempo passò e Giovanni ci aveva comunicato, in una delle sempre più rare volte in cui ci si vedeva, la data della sua partenza. Ed a quella data mancava soltanto... una settimana!

L'amore dentro di me scoppiava, reclamava l'uscita, ma non la trovava! Come se fosse all'interno di un labirinto.

Sei giorni, ed avevo ancora il messaggio pronto da spedire...

Cinque giorni, e lo leggevo e rileggevo, cambiando le parole, la disposizione di esse ma non il significato, come per cercare una scusa per perdere tempo, esitando e rimandando l'invio...

Quattro giorni, ed il pollice era lì pronto alla leggera pressione fatale, quando... il display si illuminò lampeggiando. Erano le mie amiche che mi chiamavano per propormi di andare a comprare un regalo per Giovanni. Mi sembrò una bellissima idea ed ovviamente accettai.

Mi preparai, uscii di casa e raggiunsi le altre per recarci poi al Centro Commerciale più vicino. Optammo per qualcosa di molto semplice, era il pensiero quello che contava. Gli scrivemmo anche un bigliettino divertente, pieno di battute per scherzarci sù, per nascondere la nostra tristezza.

La partenza di un amico lascia sempre un pò di amarezza nel cuore e nell'anima. Il servizio militare sarebbe durato soltanto un anno, ma Giovanni pareva voler scegliere quella vita a tempo indeterminato, e secondo me non avrebbe cambiato idea. Quello sarebbe stato un addio vero e proprio. Da allora lui sarebbe maturato sempre più, sarebbe cambiato e... si sarebbe allontanato inesorabilmente... in tutti i sensi! Le lacrime cadevano copiose al pensiero, ed annebbiavano vista e cuore.

Tre giorni, "inviare messaggio-premere OK"...

Due giorni, "inviare messaggio-premere OK"...

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mercoledì, 09 luglio 2008, ore 22:29

Il giorno dopo avevo già perso tutto il mio coraggio, e non mi ero pentita di non aver premuto quel tasto. Mi capitava sempre così: un momento ero convinta nel trasmettergli tutto il mio sentimento, mentre invece l'indomani non lo ero più.

Avevo paura, talvolta, che lui mi avrebbe potuto prendere per stupida, che lui non avrebbe capito, che si sarebbe messo a ridere. Ma pensandoci bene ero consapevole del fatto che fosse un ragazzo serio e maturo quando doveva, sapevo che non si sarebbe mai comportato con leggerezza, qualsiasi cosa pensasse di me.

Però a volte Giovanni era anche molto incomprensibile, enigmatico, quasi cinico. E quella sua instabilità rendeva instabile anche me, più insicura di quanto ero già (se possibile), sempre più altalenante nelle mie decisioni.

Mi misi il cuore in pace convincendomi che prima o poi gliel'avrei detto. Dovevo attendere solo il momento giusto. Sicuramente prima della sua partenza.

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mercoledì, 02 luglio 2008, ore 22:40

Il cuore mi batteva forte nel petto, e mi bloccava. I miei occhi vedevano la scritta "invio" ma il dito non voleva premere il tasto di conferma! Ero come divisa tra anima e corpo, tra volere e fare, ero come sotto shock... che brutta situazione, non avevo il coraggio!

Memorizzai il messaggio e mi convinsi a spedirglielo solo in caso avesse il cellulare acceso. Volevo lo leggesse subito, in modo da ricevere immediatamente risposta, non l'avrei saputa aspettare. Quindi provai a fargli uno squillo ma... era spento!

Non sapevo se essere contenta o triste. Contenta perchè avevo un motivo per rimandare l'invio del sms, o triste perchè non lo potevo inviare subito?

Il cuore cominciò a rallentare dal momento in cui decisi di rimandare tale prova di coraggio a quando avessi trovato il cellulare acceso. "Codarda!" non potei evitare di dirmi.

Non sapevo se quella dell'apparecchio spento fosse una scusa che volevo dare a me stessa o una vera motivazione, perchè in realtà volevo davvero che il sms fosse letto in tempo reale.

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mercoledì, 25 giugno 2008, ore 20:48

Vederci da soli, questa era la soluzione! Ma come? Non mi capitava mai di passare un momento sola con lui. Non mi era capitato finora, quindi non potevo sperare nel caso. Solo una cosa potevo fare: mandargli un messaggio dicendogli che dovevo parlargli, e se per questo ci saremmo potuti incontrare da qualche parte, cinque minuti.

Così una sera autunnale, chiusa nello studio di casa mia mentre la musica scorreva nella stanza, osservavo di fuori i lampioni luccicare in un modo particolare, come quando l'aria è pulita dal vento e profumata, come quando il cielo è sereno ma si prepara alla pioggia... e mentre tutto questo splendore mi ricordava lui, presi coraggio e cellulare tra le mani. Menù-massaggi-scrivi. E cominciai a dare corpo alle mie parole. "Ciao! Volevo chiederti se tra i tuoi innumerevoli impegni ;-) riusciresti a trovare qualche minuto per me, ti dovrei parlare..."

Sì così poteva andare, con un pizzico di simpatia. Confermai il messaggio e mi ritrovai tra le varie opzioni la scritta "invio". Bastava premere il tasto di conferma ed era fatta.

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mercoledì, 18 giugno 2008, ore 22:51

Ero pienamente convinta nel dirgli tutto quello che provavo, attendevo solo l'occasione giusta. Non avrei voluto certamente dichiararmi in presenza degli altri. Ed anche se l'avessi scostato un attimo dal gruppo per parlargli, la cosa sarebbe passata per sospetta, e gli amici avrebbero fatto domande, o pensato alla verità... Ed io non volevo tutto ciò.

Volevo che lui sapesse, ma gli altri no. Mi vergognavo già da matti quando immaginavo il discorso da fargli, ero imbarazzatissima solo all'idea che lui venisse a sapere, figuriamoci tutti. Avevo paura di essere presa in giro, e non mi sarebbero per nulla piaciute battutine pungenti ad incrementare il mio imbarazzo e la mia insicurezza. 

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mercoledì, 11 giugno 2008, ore 22:33

Giunse l'autunno, la stagione romantica, ma anche triste. Giovanni sarebbe partito per il servizio militare di lì ad un mese, o poco più. Piangevo di malinconia e prima del tempo, quando ero sola nel mio letto. Questa malinconia era alimentata molto anche dal pensiero che ognuno pian piano stava prendendo la propria strada.

Era doloroso pensare che i rapporti ormai rari con quegli amici sarebbero doventati inesistenti. Fino ad allora sapevo che se mi trovavo a passare davanti a casa di uno di loro, probabilmente li avrei potuti vedere fuori a chiacchierare, e mi sarei potuta fermare anche io a scambiare quattro parole.

Fino ad ora avevo potuto avere la speranza anche di incrociare Giovanni per strada, come sovente accadeva, e rimanere estasiata dal suo sorriso e dal suo modo vistoso di salutare: mi metteva allegria quando suonava il claxon, o quando mi faceva gli abbaglianti, oppure sbandava verso di me.

Fino ad ora avevo potuto avere la speranza di vedere entrare i miei amici in uno di quei posti che una volta frequentavamo tutti insieme. E mi si struggeva il cuore a pensare che di lì a un mese non avrei più potuto aggrapparmi nemmeno a queste piccole cose.

Dovevo dirgli tutto. Prima che lui partisse dovevo farmi coraggio e dirgli che lo amavo. Era l'occasione migliore, perchè se mi fossi vergognata della confessione, tanto poi non avrei avuto che pochissime occasioni per vederlo, se non nessuna. 

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mercoledì, 04 giugno 2008, ore 22:11

Arrabbiarmi con qualcuno al di fuori della mia famiglia mi faceva sentire, in fondo in fondo, meno diversa. Perchè la mia timidezza mi impediva di impormi agli altri, mi faceva nascondere dietro ad una maschera placata di gentilezza.

Non riuscivo ad essere aggressiva con nessuno, e non ne sentivo nemmeno l'esigenza, ma con lui sì! Con Giovanni trovavo quella confidenza, quella naturalezza nei comportamenti e nelle reazioni, che solitamente avevo quando riuscivo ad essere completamente me stessa, e ciò mi capitava solo tra le mura familiari. Quasi come se lui fosse parte di me, perchè mi faceva sentire me stessa. Ed era per questo che ne ero innamorata e legata così tanto.

Quando capitò di rivederci lui era di nuovo privo di malizia, ed io di nuovo cotta! E mi accorsi che nemmeno quando mi sembrava di odiarlo smettevo di amarlo. Era un circolo vizioso, e forse lo sarebbe stato per... sempre.

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mercoledì, 28 maggio 2008, ore 22:24

Mi aveva delusa, Giovanni. Più che delusa mi aveva irritata. Certe volte sapeva essere veramente odioso, e quella sera era stato proprio antipatico! Non riuscivo a capire perchè in certe occasioni pareva dolce e sensibile, educato, magnetico e profondo, mentre in altre era il perfetto contrario, irritante!

A quella cena il fastidio più che altro era stato causato dal fatto che aveva preso in giro con una certa malizia un nostro amico, che tral'altro era anche quello più legato a lui. Mi aveva dato fastidio perchè odiavo le persone così, e mi ero innamorata di lui proprio perchè non lo credevo capace di deridere nessuno.

Poi mi aveva scocciato anche il fatto che Giovanni mi aveva letteralmente rubato di mano il cellulare, facendo con esso una telefonata... Coi miei soldi, senza chiedermi il permesso, che maleducato!!! Ah... non avrei mai creduto che potesse avere così poco tatto, alle volte.

Eppure pensandoci bene comportandosi così forse voleva solo scherzare, non era malizia ma un modo per attirare l'attenzione, probabilmente.

Col tempo avrei capito che lo amavo proprio per quello: Giovanni mi faceva provare emozioni positive e negative, mai mi lasciava indifferente: mi faceva irritare o sognare, incupire o sorridere, mi faceva sentire... viva! Emozioni belle o brutte, ma pur sempre emozioni.

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mercoledì, 21 maggio 2008, ore 23:25

I ragazzi ci invitarono ad uscire con loro, per una pizza. Forse stavano ritornando sui loro passi? Forse eravamo mancate loro?

Ci sentivamo al settimo cielo per questo invito. Eravamo tutte molto legate a quegli adolescenti che stavano diventando uomini.

E giunse la sera dell'uscita ma, come spesso succede per le cose che si attendono con tanto entusiasmo, quell'occasione fu un pò una delusione per me.

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mercoledì, 14 maggio 2008, ore 18:24

... Giovanni era sempre e comunque nei miei pensieri, ma vedendolo molto di rado ormai non mi scaturiva più emozioni. In quel momento il mio cuore e le mie sensazioni erano concentrati su Romeo. Impossibile, ma almeno lui coi suoi sguardi mi regalava veri batticuori, mi faceva sentire viva più che mai!

E la vita continuava così, in una routine che poteva anche annoiarmi, ma che mi dava sicurezza. Le cose che non cambiano tediano, ma quando anche solo un piccolo particolare delle nostre abitudini viene a mancare o viene stravolto... ci trova sempre impreparati, impauriti ed insicuri.

In occasione di una di quelle rare situazioni in cui io e le mie amiche avevamo la possibilità di incontrare per caso Giovanni e gli altri, e di scambiare quattro chiacchiere con loro, accadde qualcosa di molto particolare. Strano ma bello.

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